Criteri di valutazione

Attività non correnti
Immobili, impianti e macchinari

Le attività materiali riguardano gli immobili, gli impianti e i macchinari posseduti per essere utilizzati per la produzione, per la fornitura di beni e servizi e per scopi amministrativi, che ci si attende vengano utilizzati per più di un esercizio. Sono inclusi anche i pezzi di ricambio utilizzabili esclusivamente in connessione a uno specifico elemento delle attività materiali e i pezzi di ricambio e l’attrezzatura in dotazione di valore rilevante per cui si prevede un utilizzo per più di un esercizio. Sono rilevati come attività materiali solo quegli elementi che è probabile faranno affluire futuri benefici economici e il cui costo è attendibilmente determinato. Le attività materiali sono inizialmente contabilizzate al costo. Il costo include il prezzo di acquisto o di costruzione, oneri accessori ed eventuali costi direttamente attribuibili per portare il bene nel luogo e nelle condizioni necessarie al funzionamento. I costi della manutenzione ordinaria sono rilevati a Conto economico. I costi relativi a elementi di immobili, impianti e macchinari che vengono utilizzati per sostituire parti rimosse degli stessi immobili, impianti e macchinari, sono rilevati e trattati come attività materiali, quando è probabile che faranno affluire futuri benefici economici e il loro costo è attendibilmente determinato. Il valore contabile delle parti rimosse viene eliminato. Dopo la rilevazione iniziale, è stato adottato il metodo del costo, in conformità al quale le attività materiali sono iscritte in Bilancio al costo, al netto degli ammortamenti accumulati e delle perdite per riduzione del valore. Il costo di ciascun elemento delle attività materiali, assunto il suo valore residuo pari a zero, è ammortizzato in base a un criterio sistematico lungo la sua vita utile.
L’ammortamento ha inizio quando l’attività è disponibile all’uso. I terreni hanno vita utile illimitata e quindi non vengono ammortizzati. Le attività materiali non ancora disponibili all’uso non sono ammortizzate. L’ammortamento termina alla più recente tra la data in cui l’attività materiale è classificata come posseduta per la vendita (vedi sezione Attività non correnti classificate come detenute per la vendita) e la data in cui l’attività è eliminata contabilmente. L’ammortamento non cessa nel momento in cui l’attività materiale resta inutilizzata. Un’attività materiale è eliminata contabilmente alla dismissione o quando nessun beneficio economico futuro è atteso per il suo utilizzo o per la sua dismissione. Il periodo e il metodo di ammortamento di ciascun elemento delle attività materiali sono rivisti a ogni chiusura di esercizio. A ogni data di riferimento di bilancio viene verificato se esiste un’indicazione che le attività materiali abbiano subito una riduzione di valore. Se esiste una qualche indicazione di tal genere, viene stimato il valore recuperabile dell’attività materiale. La verifica della riduzione di valore, altrimenti detta impairment test, viene effettuata confrontando il valore contabile dell’attività materiale con il suo valore recuperabile. Il valore recuperabile è il maggiore tra il fair value dell’attività materiale, dedotti i costi di vendita, e il suo valore d’uso. Il fair value è determinato in base alle migliori informazioni disponibili per riflettere l’ammontare che l’entità potrebbe ottenere, alla data di riferimento di bilancio, dalla dismissione dell’attività in una libera transazione tra parti consapevoli e disponibili. Il valore d’uso è calcolato mediante la stima dell’attualizzazione dei flussi finanziari attesi che si prevede derivino dall’attività materiale sottoposta a impairment test.
Le perdite per riduzione di valore sono rilevate immediatamente a Conto economico. Per le perdite per riduzione di valore già rilevate, a ogni data di chiusura dell’esercizio viene verificato se c’è un’indicazione del fatto che tali perdite non abbiano più ragione di sussistere o se debbano essere ridotte. Se sussiste tale indicazione, viene stimato il valore recuperabile dell’attività. Il ripristino di valore di un’attività materiale, che negli esercizi precedenti abbia subito una perdita per riduzione di valore, viene effettuato solo se vi è un cambiamento nelle valutazioni utilizzate per determinare il valore recuperabile dell’attività. In questo caso il valore contabile viene aumentato fino al valore recuperabile. Tale valore recuperabile non può essere superiore al valore netto contabile che sarebbe stato determinato se non fosse stata rilevata alcuna perdita per riduzione di valore negli esercizi precedenti. I ripristini di valore delle attività materiali sono rilevati a Conto economico.

Locazioni finanziarie

I beni acquisiti in locazione finanziaria sono iscritti tra le attività materiali al valore attuale dei pagamenti minimi dovuti per il contratto di locazione, sebbene la proprietà del bene locato non sia stata acquisita e ammortizzata secondo un criterio sistematico lungo la sua vita utile. Questo perché viene tenuto conto della natura sostanziale e finanziaria dei contratti e non della loro natura giuridica. La rilevazione iniziale del bene locato nelle attività materiali è effettuata al valore attuale dei pagamenti minimi dovuti per il contratto di locazione. Il valore attuale dei pagamenti minimi dovuti per il contratto di locazione viene altresì inizialmente rilevato come debito tra le Passività, come indicato nella voce Debiti per locazioni finanziarie – scadenti oltre un anno della sezione Passività non correnti.

Contributi pubblici

I contributi pubblici, inclusi i contributi non monetari valutati al fair value, non sono rilevati finché non esiste una ragionevole certezza che verranno rispettate le condizioni previste per il loro ottenimento e che saranno effettivamente ricevuti. I contributi pubblici in conto capitale, ottenuti in relazione ad attività materiali sono rilevati come ricavi differiti (risconti passivi) e iscritti a Conto economico tra gli altri proventi operativi con un criterio sistematico e razionale che li ripartisca in modo appropriato lungo la vita utile del bene. I contributi pubblici a compensazione di costi o di perdite già sostenute o riscuotibili per dare un supporto finanziario immediato, senza correlati costi futuri, sono rilevati a Conto economico come proventi dell’esercizio in cui diventano esigibili.

Avviamento e aggregazioni aziendali

Tutte le aggregazioni aziendali, incluse nell’ambito di applicazione dell’Ifrs 3, sono contabilizzate applicando il metodo dell’acquisto. In conformità a quanto prescritto da tale metodo, le attività, le passività e le passività potenziali identificabili dell’impresa acquisita, che soddisfano i requisiti per essere iscritti contabilmente, sono rilevate ai relativi fair value alla data di acquisizione. L’eccedenza del costo dell’aggregazione aziendale rispetto alla quota di interessenza acquisita nel fairvalue netto delle attività, passività e passività potenziali identificabili e rilevabili contabilmente è iscritta come avviamento. L’avviamento, in qualità di attività che produce benefici economici futuri, ma che non è individualmente identificata né separatamente rilevata, è inizialmente rilevato al costo. L’avviamento non è ammortizzato ma è annualmente verificato per riscontrare se abbia subito perdite di valore. Se specifici eventi o modificate circostanze indicano la possibilità che l’avviamento abbia subito un’eventuale riduzione di valore, le verifiche vengono effettuate più frequentemente. Se l’avviamento è inizialmente rilevato nell’esercizio in corso, la verifica per riduzione di valore è effettuata prima della fine dell’esercizio in corso. Al fine della verifica per riduzione di valore, detta anche impairment test, l’avviamento acquisito in un’aggregazione aziendale è allocato a ogni unità generatrice di flussi finanziari che si prevede benefici delle sinergie dell’aggregazione.
Le unità generatrici di flussi finanziari cui è stato allocato l’avviamento sono verificate annualmente per riduzione di valore e, nel caso vi sia un’indicazione di tale riduzione, il loro valore contabile è posto a confronto con il loro valore recuperabile. Il valore recuperabile è il minore tra il fair value al netto dei costi vendita e il valore d’uso, calcolato mediante la stima dell’attualizzazione dei flussi finanziari attesi che si prevede derivino dall’unità generatrice di flussi finanziari sottoposta a verifica per riduzione di valore. Nel caso in cui il valore recuperabile dell’unità generatrice di flussi finanziari sia inferiore al suo valore contabile viene rilevata una perdita per riduzione di valore. Una perdita per riduzione di valore rilevata per l’avviamento non è mai eliminata negli esercizi successivi. Se la quota di interessenza acquisita nel fair value netto delle attività, passività e passività potenziali identificabili e rilevabili contabilmente eccede il costo dell’aggregazione aziendale alla data di acquisizione, l’eccedenza è rilevata a Conto economico. Le differenze temporanee emergenti dalla differenza tra il fair value netto delle attività, passività e passività potenziali identificabili e rilevabili contabilmente e il loro valore riconoscibile fiscalmente danno origine alla rilevazione delle pertinenti attività e/o passività per imposte anticipate e/o differite.

Attività immateriali

Le attività immateriali rilevate sono attività non monetarie prive di consistenza fisica:

  • identificabili, cioè separabili o derivanti da diritti contrattuali o altri diritti legali;
  • controllate in conseguenza di eventi passati;
  • dalle quali sono attesi benefici economici futuri per l’impresa;
  • il cui costo può essere misurato attendibilmente.

Il criterio di valutazione iniziale è il costo. Per le attività immateriali acquisite non tramite operazioni di aggregazioni aziendali, il costo comprende il prezzo d’acquisto e qualunque costo diretto per predisporre l’attività all’utilizzo. Per le attività immateriali acquisite tramite operazioni di aggregazioni aziendali, il costo d’acquisto è il fair value alla data di acquisizione. Per le attività immateriali generate internamente, nel processo di formazione sono distinte le fasi di ricerca e le fasi di sviluppo. Nessuna attività immateriale derivante dalla fase di ricerca è rilevata. Le attività immateriali derivanti dalla fase di sviluppo sono rilevate se soddisfano i criteri previsti per la loro rilevazione, come sopra specificato. Marchi, testate giornalistiche e diritti dell’editoria generati internamente non sono rilevati tra le attività immateriali. Parimenti, non sono rilevate come attività immateriali le spese di impianto e ampliamento, le spese di formazione e di ricollocazione del personale e le spese di riorganizzazione interna. Il costo delle attività immateriali generate internamente è rappresentato dalla somma delle spese sostenute dalla data in cui, per la prima volta, l’attività immateriale soddisfa i criteri per la rilevazione contabile.
Dopo la rilevazione iniziale, viene adottato il metodo del costo.
Le attività immateriali a vita utile definita sono iscritte in bilancio al costo al netto degli ammontari complessivi degli ammortamenti e delle perdite per riduzione di valore. Il costo delle attività immateriali con una vita utile definita, assunto il loro valore residuo pari a zero, è ammortizzato in base a un criterio sistematico lungo la loro vita utile. L’ammortamento ha inizio quando l’attività è disponibile all’uso. Le attività immateriali a vita utile definita non ancora disponibili all’uso non sono ammortizzate. Il periodo e il metodo di ammortamento delle attività immateriali con una vita utile definita sono rivisti a ogni chiusura di esercizio. L’ammortamento termina alla più recente tra la data in cui l’attività immateriale è classificata come posseduta per la vendita (vedi sezione Attività non correnti classificate come detenute per la vendita) e la data in cui l’attività è eliminata contabilmente. Un’attività immateriale è eliminata contabilmente alla dismissione o quando nessun beneficio economico futuro è atteso per il suo utilizzo o per la sua dismissione. Le attività immateriali a vita utile indefinita non sono ammortizzate. Un’ attività immateriale ha vita utile indefinita quando, sulla base di alcuni fattori determinanti, non vi è un limite prevedibile all’esercizio fino al quale si ipotizza che l’attività generi flussi finanziari netti in entrata. Tra i fattori rilevanti che hanno svolto un ruolo significativo nella determinazione della vita utile indefinita sono stati presi in considerazione:

  • l’utilizzo atteso dell’attività;
  • i cicli di vita produttivi tipici dell’attività, facendo anche riferimento alle informazioni di dominio pubblico sulla stima delle vite utili di tipologie di attività utilizzate in modo simile;
  • l’obsolescenza tecnica, tecnologica e di qualsiasi altro tipo;
  • la stabilità del settore economico in cui l’attività opera e i cambiamenti di domanda dei prodotti o servizi originati dall’attività;
  • le azioni presumibilmente effettuate dai concorrenti;
  • il livello dei costi di manutenzione necessari al fine di ottenere i benefici economici futuri attesi dell’attività;
  • il periodo di controllo sull’attività e i limiti legali al suo utilizzo;
  • la dipendenza della vita utile dell’attività dalla vita utile di altre attività.

La vita utile delle attività immateriali non ammortizzate è rivista a ogni chiusura di esercizio per accertare se i fattori determinanti di cui sopra continuano a supportare una determinazione di vita utile indefinita. A ogni data di riferimento di bilancio viene verificato se esiste un’indicazione che le attività immateriali abbiano subito una riduzione di valore. Per le attività immateriali a vita utile indefinita e per quelle non ancora disponibili all’uso, indipendentemente dal fatto che vi siano eventuali indicazioni di riduzioni di valore, vi è una verifica annuale. La verifica della riduzione di valore, altrimenti detta impairment test, viene effettuata confrontando il valore contabile dell’attività immateriale con il suo valore recuperabile. Il valore recuperabile è determinato facendo riferimento al maggiore tra il fair value al netto dei costi di vendita e il valore d’uso, calcolato mediante la stima dell’attualizzazione dei flussi finanziari attesi che si prevede derivino dall’attività immateriale sottoposta a impairment test. Se non è possibile stimare il valore recuperabile della singola attività, viene determinato il valore recuperabile dell’unità generatrice di flussi finanziari alla quale l’attività appartiene. Tale valore recuperabile è poi messo a confronto con il valore contabile della stessa.
Le perdite per riduzione di valore sono rilevate immediatamente a Conto economico.
Per le perdite per riduzione di valore già rilevate, a ogni data di chiusura dell’esercizio, viene verificato se c’è un’indicazione del fatto che tali perdite non abbiano più ragione di sussistere o se debbano essere ridotte. Se sussiste tale indicazione, viene stimato il valore recuperabile dell’attività. Il ripristino di valore di un’attività immateriale, che negli esercizi precedenti abbia subito una perdita per riduzione di valore, viene effettuato solo se vi è un cambiamento nelle valutazioni utilizzate per determinare il valore recuperabile dell’attività. In questo caso il valore contabile viene aumentato fino al valore recuperabile. Tale valore recuperabile non può essere superiore al valore contabile che sarebbe stato determinato se non fosse stata rilevata alcuna perdita per riduzione di valore negli esercizi precedenti. I ripristini di valore delle attività immateriali sono rilevati a Conto economico.

Partecipazioni in società collegate e joint venture

Le società collegate sono quelle su cui viene esercitata un’influenza notevole, pur senza detenerne il controllo. Le partecipazioni in società collegate sono contabilizzate utilizzando il metodo del patrimonio netto, con esclusione di quelle classificate come possedute per la vendita, per le quali si rimanda alla sezione Attività non correnti classificate come detenute per la vendita. Con il metodo del patrimonio netto, la partecipazione è inizialmente rilevata al costo. Successivamente, il valore contabile è aumentato o diminuito per rilevare la quota di pertinenza della partecipante negli utili o nelle perdite della partecipata realizzati dopo la data di acquisizione. La quota dei risultati d’esercizio della partecipata di pertinenza della partecipante è rilevata nel Conto economico di quest’ultima. I dividendi ricevuti dalla partecipata riducono il valore contabile della partecipazione.
La quota di pertinenza della partecipante negli utili e nelle perdite della società collegata, derivante da operazioni fra le due società, è eliminata. La data di chiusura dei bilanci delle società collegate è la stessa del bilancio della società partecipante. Per le società collegate che utilizzano principi contabili diversi da quelli internazionali, sono state apportate le rettifiche necessarie al fine di uniformarli a quelli della società partecipante. Nel caso in cui la quota delle perdite in una società collegata di pertinenza della partecipante ecceda il valore contabile della partecipazione nella società collegata, la partecipante rileva le ulteriori perdite in un accantonamento come passività solo nella misura in cui abbia contratto obbligazioni legali o implicite per conto della società collegata. Successivamente all’applicazione del metodo del patrimonio netto, a ogni data di riferimento di bilancio viene determinato se vi è una qualche obiettiva evidenza che ciascuna partecipazione collegata abbia subito una perdita per riduzione di valore.
Qualora vi sia l’indicazione di una possibile riduzione di valore, l’intero valore della partecipazione è sottoposto alla verifica della riduzione di valore o impairment test, mediante il confronto tra il suo valore recuperabile e il suo valore contabile. Il valore recuperabile, vale a dire il più elevato tra il valore d’uso e il fair value al netto dei costi di vendita, è determinato per ciascuna partecipazione in società collegata. Il fair value è calcolato come l’ammontare ottenibile dalla vendita della partecipazione nella società collegata in una libera transazione tra parti consapevoli e disponibili, dedotti i costi della dismissione. Il valore d’uso è calcolato mediante la stima della quota di pertinenza della partecipante dell’attualizzazione dei flussi finanziari attesi generati dalla società collegata, inclusi i flussi finanziari derivanti dalle attività operative della stessa e il corrispettivo derivante dalla dismissione finale dell’investimento.
Le perdite per riduzione di valore sono rilevate immediatamente a Conto economico. Per le perdite per riduzione di valore già rilevate, a ogni data di chiusura dell’esercizio viene verificato se c’è un’indicazione del fatto che tali perdite non abbiano più ragione di sussistere o se debbano essere ridotte. Se sussiste tale indicazione, viene stimato il valore recuperabile della partecipazione. Il ripristino di valore di una partecipazione in una società collegata, che negli esercizi precedenti abbia subito una perdita per riduzione di valore, viene effettuato solo se vi è un cambiamento nelle valutazioni utilizzate per determinare il valore recuperabile della partecipazione. In questo caso il valore contabile viene aumentato fino al valore recuperabile. Tale valore recuperabile non può essere superiore al valore contabile che sarebbe stato determinato se non fosse stata rilevata alcuna perdita per riduzione di valore negli esercizi precedenti.I ripristini di valore delle partecipazioni in società collegate sono rilevati a Conto economico.
Attività finanziarie disponibili per la vendita

In questa categoria sono classificate le partecipazioni in altre imprese, sulle quali non viene esercitato né il controllo né un’influenza notevole. La valutazione iniziale di tali partecipazioni è effettuata al fair value alla data di negoziazione (identificabile con il costo di acquisizione) al netto dei costi di transazione che sono direttamente attribuibili all’acquisizione. Dopo la rilevazione iniziale:

  • le partecipazioni, costituite da strumenti rappresentativi di capitale che non hanno un prezzo di mercato quotato in un mercato attivo e il cui fair value non può essere misurato attendibilmente, sono valutate al costo;
  • le partecipazioni, costituite da strumenti rappresentativi di capitale che hanno un prezzo di mercato quotato in un mercato attivo, sono valutate al fair value, vale a dire al valore del corrispetti vo al quale ciascuna partecipazione potrebbe essere scambiata in una libera transazione fra parti consapevoli e indipendenti. Gli utili e le perdite derivanti dalle variazioni di fair value sono rilevati direttamente nel Patrimonio netto, a eccezione delle perdite per riduzione di valore e degli utili e delle perdite su cambi.

A ogni data di riferimento di bilancio viene determinato se vi è una qualche obiettiva evidenza che ciascuna delle partecipazioni abbia subito una perdita per riduzione di valore. Qualora sussistano evidenze obiettive che è stata sostenuta una perdita per riduzione di valore:

  • per le partecipazioni valutate al costo, l’importo di tale perdita viene misurato come la differenza tra il valore contabile della partecipazione e il valore attuale dei futuri flussi finanziari attesi e attualizzati al tasso di rendimento corrente di mercato per un’attività finanziaria similare. La perdita per riduzione di valore viene rilevata immediatamente a Conto economico e non è mai ripristinata;
  • per le partecipazioni valutate al fair value, l’importo di tale perdita viene misurato come la differenza tra il costo di acquisizione e il fair value corrente. La perdita per riduzione di valore deve essere rilevata a Conto economico così come altre eventuali perdite che, rilevate inizialmente a Patrimonio netto, devono essere stornate e cumulativamente rilevate a Conto economico. La perdita per riduzione di valore non è mai ripristinata.

I dividendi derivanti dalle partecipazioni in altre imprese sono rilevati al momento dell’incasso fra gli altri proventi (oneri) da attività e passività di investimento.

Altre attività finanziarie non correnti

Sono compresi in questa categoria tutti i crediti aventi scadenza a medio/lungo termine e gli strumenti finanziari detenuti fino a scadenza. La valutazione iniziale delle attività finanziarie non correnti è effettuata al fair value alla data di negoziazione (identificabile con il costo di acquisizione) al netto dei costi di transazione che sono direttamente attribuibili all’acquisizione. Dopo la rilevazione iniziale, sia i crediti a medio/lungo termine sia gli strumenti finanziari detenuti fino a scadenza sono valutati al costo ammortizzato, utilizzando il criterio dell’interesse effettivo. Il tasso di interesse effettivo è il tasso che attualizza esattamente i flussi finanziari futuri, stimati lungo la vita attesa dello strumento finanziario, al suo valore contabile netto. A ogni data di riferimento di bilancio viene determinato se vi è una qualche obiettiva evidenza che ciascuna delle attività finanziarie non correnti abbia subito una perdita per riduzione di valore. Qualora sussistano evidenze obiettive che è stata sostenuta una perdita per riduzione di valore, l’importo di tale perdita viene misurato come la differenza tra il valore contabile del credito a medio/lungo termine o dell’investimento detenuto fino a scadenza e il valore attuale dei futuri flussi finanziari stimati scontato al tasso di interesse effettivo originale dell’attività finanziaria. L’importo della perdita è rilevato immediatamente a Conto economico. Se in un esercizio successivo, l’ammontare della perdita per riduzione di valore diminuisce e tale diminuzione è collegata a un evento successivo alla rilevazione della perdita di valore, tale perdita viene stornata e il relativo ripristino di valore è rilevato a Conto economico.

Altre attività non correnti

In questa categoria vengono classificati:

  • i depositi cauzionali;
  • i crediti tributari in attesa di rimborso.

La valutazione iniziale dei crediti tributari in attesa di rimborso e dei depositi cauzionali è effettuata al fair value alla data di negoziazione, al netto dei costi di transazione direttamente attribuibili.Dopo la rilevazione iniziale, sia i crediti tributari in attesa di rimborso sia i depositi cauzionali sono valutati al costo ammortizzato, utilizzando il criterio dell’interesse effettivo, calcolato secondo quanto indicato nella voce Altre attività finanziarie non correnti della sezione Attività non correnti. A ogni data di riferimento di bilancio viene determinato se vi è una qualche obiettiva evidenza che ciascuna delle altre attività non correnti abbia subito una perdita per riduzione di valore. Qualora sussistano evidenze obiettive che è stata sostenuta una perdita per riduzione di valore, ne viene determinato l’importo. L’importo della perdita per riduzione di valore viene misurato come la differenza tra il valore contabile e il valore attuale dei futuri flussi finanziari stimati scontato al tasso di interesse effettivo originale dell’attività non corrente considerata. L’importo della perdita è rilevato a Conto economico. Se in un esercizio successivo, l’ammontare della perdita per riduzione di valore diminuisce e tale diminuzione è collegata a un evento successivo alla rilevazione della perdita di valore, tale perdita viene stornata e il relativo ripristino di valore è rilevato a Conto economico.

Attività per imposte anticipate

Le attività per imposte anticipate, o attività fiscali differite, sono quote delle imposte sul reddito recuperabili negli esercizi futuri relative a:

  • differenze temporanee deducibili;
  • riporto a nuovo di perdite fiscali non utilizzate;
  • riporto a nuovo di crediti di imposta non utilizzati.

Le differenze temporanee deducibili sono differenze tra il valore contabile di un’attività o di una passività iscritta nello Stato patrimoniale e il suo valore riconosciuto ai fini fiscali che, nella determinazione del reddito imponibile di esercizi futuri, si tradurranno in importi deducibili quando il valore contabile dell’attività o della passività sarà realizzato o estinto. Attività per imposte anticipate sono rilevate per tutte le differenze temporanee deducibili, le perdite fiscali e i crediti d’imposta non utilizzati riportati a nuovo, se è probabile che negli esercizi futuri sarà realizzato un reddito imponibile a fronte del quale tali differenze temporanee deducibili potranno essere utilizzate. Le attività fiscali differite sono valutate con le aliquote fiscali che si prevede saranno applicabili nell’esercizio nel quale si ipotizza sarà realizzata l’attività fiscale, facendo riferimento ai provvedimenti in vigore alla data di riferimento di bilancio. Le attività fiscali differite non sono attualizzate. La rilevazione delle imposte per attività fiscali differite è effettuata a Conto economico, a meno che l’imposta derivi da un’operazione o un fatto rilevato direttamente nel Patrimonio netto o da un’aggregazione aziendale. Le imposte per attività fiscali differite relative a partite accreditate o addebitate direttamente a Patrimonio netto sono anch’esse accreditate o addebitate direttamente a Patrimonio netto.

Attività correnti
Rimanenze

Comprendono i beni destinati alla vendita, quali le merci acquistate per la rivendita e i prodotti dell’impresa, e i beni che concorrono alla loro produzione nella gestione ordinaria dell’azienda, quali i semilavorati o i prodotti in corso di lavorazione, le materie prime e le materie sussidiarie o di consumo. Le rimanenze sono valutate al minore tra il costo storico e il valore di mercato. Il costo delle rimanenze comprende tutti i costi di acquisto, i costi di trasformazione e gli altri costi sostenuti per portare le rimanenze nel luogo e nelle condizioni attuali. In particolare, per i prodotti acquistati e destinati alla rivendita e per i materiali di diretto o indiretto impiego, acquistati e utilizzati nel ciclo produttivo, il costo storico adottato è il costo d’acquisto. Per i prodotti già ottenuti o in corso di ottenimento dal processo di lavorazione, il costo storico adottato è il costo di fabbricazione. Per la determinazione del costo di acquisto si tiene conto del prezzo effettivamente sostenuto, comprensivo degli oneri accessori di diretta imputazione tra cui le spese di trasporto e gli oneri doganali, al netto di eventuali sconti commerciali. Per la determinazione del costo di fabbricazione si tiene conto del costo di acquisto, come precedentemente indicato, più le spese di produzione o di trasformazione, vale a dire i costi diretti e indiretti, per la quota ragionevolmente imputabile al prodotto relativa al periodo di fabbricazione. I costi di trasformazione dei semilavorati, dei prodotti in corso di lavorazione e dei prodotti finiti sono stati ottenuti con l’applicazione del sistema di contabilità industriale a commessa a costi consuntivi. Sia per il costo di acquisto sia per quello di fabbricazione sono esclusi i costi di distribuzione e le spese di vendita.
La valutazione delle merci acquistate per la rivendita, dei prodotti dell’impresa, dei semilavorati e dei prodotti in corso di lavorazione è effettuata con il metodo della specifica identificazione del costo. La valutazione delle materie prime e delle materie sussidiarie o di consumo è effettuata con il metodo del costo medio ponderato per periodo che tiene conto del valore delle esistenze iniziali. Nel caso in cui non sia più possibile valutare a costo storico determinato con i criteri predetti, a causa di prezzi di vendita diminuiti, di beni deteriorati, obsolescenti o a lento rigiro, si provvede ad adottare il valore netto di realizzo desunto dall’andamento del mercato per le merci, i prodotti finiti, i semilavorati di produzione e i prodotti in corso di lavorazione, e il costo di sostituzione per le materie prime, di consumo e sussidiarie e per i semilavorati d’acquisto.
Il valore netto di realizzo rappresenta il prezzo di vendita nel corso della normale gestione, al netto dei costi di completamento e delle spese dirette di vendita che possono ragionevolmente prevedersi. Il costo di sostituzione rappresenta il costo con il quale, in normali condizioni di gestione, una determinata voce in magazzino può essere riacquistata o riprodotta. L’esistenza di uno o più degli eventi sopra indicati come causa di riduzione dell’utilità o della funzionalità originaria dei beni in rimanenza è determinata per ogni voce di magazzino e considerata per stimarne, a seconda del tipo di rimanenza, il valore di realizzo o il costo di sostituzione. L’adeguamento al costo di sostituzione per le materie prime è effettuato in modo diretto, mentre l’adeguamento al valore netto di realizzo per i prodotti finiti è effettuato mediante lo stanziamento di un apposito fondo svalutazione rimanenze, portato a diminuzione diretta del valore nominale iscritto nell’Attivo. Negli esercizi successivi alla svalutazione, data la natura delle rimanenze, è altamente improbabile che si verifichino eventi che mutino le circostanze che avevano causato la svalutazione.

Crediti commerciali

Nella categoria dei crediti commerciali confluiscono i crediti verso clienti e gli anticipi a fornitori. La valutazione iniziale dei crediti commerciali è effettuata al fair value alla data di negoziazione, ossia al valore del corrispettivo spettante, al netto dei costi di transazione direttamente attribuibili. Dopo la rilevazione iniziale, i crediti commerciali sono esposti al presumibile valore di realizzo. L’adeguamento del valore iniziale al valore presunto di realizzo è ottenuto mediante apposito fondo svalu tazione, portato a diretta riduzione dei crediti commerciali. L’adeguamento al valore presunto di realizzo è ottenuto rettificando il valore nominale dei crediti, tenendo conto delle perdite per inesigibilità, dei resi e delle rettifiche di fatturazione, degli sconti e abbuoni non maturati e delle altre cause di minor realizzo. Fra le rettifiche di fatturazione sono inclusi anche gli stanziamenti stimati per libri e copie quotidiano la cui resa avverrà negli esercizi futuri. In particolare, è stanziato un apposito fondo, portato a diminuzione diretta del valore nominale iscritto nell’Attivo, per le perdite di inesigibilità ragionevolmente prevedibili, inerenti ai saldi dei crediti esposti in bilancio. Il fondo è determinato tramite l’analisi dei singoli crediti e di ogni altro elemento di fatto esistente o previsto a essi relativo. Qualora i crediti siano ceduti in maniera definitiva (pro soluto), essi sono rimossi dal bilancio e l’utile (o la perdita) è riconosciuto per la differenza tra il valore ricevuto e il valore cui erano iscritti in bilancio. Quando la riscossione dei crediti commerciali è differita oltre i dodici mesi e l’operazione costituisce di fatto un’operazione finanziaria, il fair value del corrispettivo è determinato scontando tutte le future entrate, utilizzando un tasso di interesse figurativo.

Altri crediti

Gli altri crediti comprendono le seguenti tipologie:

  • i crediti d’imposta Iva italiana e Ue per cui è stata effettuata richiesta di rimborso, nonché i crediti d’imposta per l’editoria e l’acconto imposte Tfr;
  • gli acconti e gli anticipi al personale che non richiedono restituzione in futuro, in quanto portati in compensazione di un importo da erogare e i prestiti al personale;
  • i crediti verso altri, sorti in relazione ad altre operazioni che non danno luogo a ricavi. In questo raggruppamento sono compresi anche gli acconti a fornitori per acquisto di attività materiali e immateriali.

La valutazione iniziale degli altri crediti è effettuata al fair value alla data di negoziazione, ossia al valore del corrispettivo spettante, al netto dei costi di transazione direttamente attribuibili.

Attività per imposte correnti

In questa categoria vengono esposte le attività per imposte correnti se, e soltanto se, l’importo già pagato per l’esercizio in corso e per quelli precedenti, qualora per questi ultimi non sia già stata effettuata richiesta per il rimborso, eccede l’importo dovuto.

Altre attività correnti

Nelle altre attività correnti sono classificati i ratei e i risconti attivi. I ratei e risconti attivi ineriscono a quote di costi o di proventi comuni a due o più esercizi.Misurano proventi e oneri la cui competenza è anticipata o posticipata rispetto alla manifestazione dell’evento che dà origine alla rilevazione contabile. Presupposto per la loro iscrizione è che l’entità di tali quote di costi o proventi comuni a più esercizi vari in ragione del tempo. L’importo da suddividere tra due o più esercizi è ripartito temporalmente mediante il conteggio dei mesi, al fine di attribuirne la quota di competenza all’esercizio in corso, nel caso dei ratei, o di rinviarne l’altra quota ai successivi, nel caso dei risconti. In particolare, i ratei attivi misurano quote di proventi la cui integrale liquidazione avverrà in un successivo esercizio, ma di competenza, per la parte da essi misurata, dell’esercizio a cui si riferisce il bilancio. I risconti attivi esprimono quote di costi rilevati integralmente nell’esercizio in corso, o in precedenti esercizi, e rappresentano la quota parte rinviata a uno o più esercizi successivi.

Altre attività finanziarie correnti

In questa categoria confluiscono i crediti finanziari a breve termine. La valutazione iniziale delle altre attività finanziarie correnti è effettuata al fair value alla data di negoziazione, ossia al valore del corrispettivo spettante, al netto dei costi di transazione direttamente attribuibili. Sono, altresì, classificati in questa fattispecie gli strumenti di copertura per i quali sia stata istituita una designata relazione di copertura con l’elemento coperto. Una designata relazione di copertura si qualifica come tale quando vi è una documentazione formale a supporto della gestione del rischio e della strategia nell’effettuare la copertura e quando l’efficacia della copertura, che è attendibilmente valutata, è altamente efficace. In qualità di attività finanziarie, la valutazione iniziale degli strumenti di copertura è effettuata al fair value alla data di negoziazione, ossia al valore del corrispettivo spettante, al netto dei costi di transazione direttamente attribuibili. Dopo la rilevazione iniziale, gli strumenti di copertura sono valutati al loro fair value senza alcuna deduzione per i costi di transazione che possono essere sostenuti nella vendita o altra dismissione.
La contabilizzazione dell’operazione di copertura comporta una rilevazione simmetrica e contraria degli effetti sul Conto economico derivanti dalle variazioni di fair value dello strumento di copertura e dell’elemento coperto. Le designate relazioni di copertura istituite sono coperture di flussi finanziari, vale a dire coperture dall’esposizione alla variabilità di flussi finanziari che è attribuibile a un particolare rischio associato a una attività o passività rilevata e che potrebbe influire sul Conto economico. Nelle designate relazioni di copertura di flussi finanziari, la parte dell’utile o della perdita sullo strumento di copertura, che è determinata essere una copertura efficace, è rilevata direttamente a Patrimonio netto ed è indicata nel Prospetto delle variazioni delle voci del Patrimonio netto. La parte inefficace dell’utile o della perdita sullo strumento di copertura deve essere rilevata nel Conto economico.

Disponibilità liquide e mezzi equivalenti

Comprendono i depositi bancari e postali, il denaro e i valori in cassa. I depositi bancari e postali, il denaro e i valori in cassa in moneta di conto nazionale sono valutati al loro valore nominale. I conti accesi alle disponibilità liquide comprendono tutti i movimenti di numerario avvenuti entro la data di bilancio. Gli interessi e gli oneri accessori maturati ed esigibili alla data di bilancio sono inclusi anche se vengono ricevuti successivamente a tale data. Non sono considerate le rimesse di numerario ricevute in data posteriore a quella di chiusura dell’esercizio, anche se il loro giorno di valuta è anteriore a quella data. Non sono considerate le rimesse di numerario uscite o disposte in data posteriore a quella di bilancio.

Attività non correnti classificate come detenute per la vendita
Tutte le attività non correnti e i gruppi in dismissione classificati come posseduti per la vendita sono classificati separatamente dalle altre attività dello Stato patrimoniale. Il valore contabile delle attività non correnti e dei gruppi in dismissione classificati come posseduti per la vendita sarà recuperato principalmente con un’operazione di vendita anziché attraverso l’uso continuativo. Si considera che il valore contabile venga recuperato principalmente attraverso un’operazione di vendita quando la Direzione si è impegnata in un programma per la dismissione dell’attività. Tale operazione di vendita si prevede venga completata entro un anno dalla data della classificazione, a un prezzo ragionevole rispetto al proprio fair value corrente.
Le attività non correnti classificate come detenute per la vendita sono valutate al minore tra il valore contabile e il fair value al netto dei costi di vendita. Tali attività non sono ammortizzate. Le attività non correnti classificate come detenute per la vendita che rappresentano un importante ramo autonomo o area geografica di attività o che costituiscono partecipazioni in società controllate acquisite esclusivamente per essere vendute, sono definite attività operative cessate. Gli utili o le perdite derivanti dalle attività operative cessate e le plusvalenze e le minusvalenze, rilevate a seguito della valutazione al fair value, al netto dei costi di vendita, delle attività operative cessate, sono esposte come importo unico e separato nel Conto economico. Tutte le plusvalenze e minusvalenze derivanti dalle attività non correnti classificate come detenute per la vendita, diverse dalle attività operative cessate, sono incluse nel risultato delle attività operative in esercizio.
Patrimonio netto
Rappresenta la differenza tra tutte le voci dell’Attivo e quelle del Passivo, determinate secondo i criteri di valutazione applicati, considerando l’esigenza contabile di bilanciamento tra le sezioni Attivo e Passivo dello Stato patrimoniale. Il Patrimonio netto consolidato, comprensivo del risultato di esercizio consolidato, è suddiviso tra la quota di pertinenza del Gruppo e la quota di spettanza degli azionisti di minoranza delle imprese controllate consolidate. Il Patrimonio netto comprende le voci di seguito elencate. Il Capitale sociale, vale a dire il valore nominale degli apporti eseguiti dai soci all’atto della costituzione o in occasione di successivi aumenti e il valore delle riserve destinate a capitale sociale nel corso del tempo, al netto del valore nominale dei crediti verso soci per capitale sottoscritto e non richiamato e per capitale richiamato e non versato. Le Riserve di capitale, che includono:
  • i versamenti in conto capitale, vale a dire riserve di capitale che accolgono il valore di nuovi conferimenti operati dai soci;
  • la riserva sovrapprezzo azioni, vale a dire l’eccedenza del prezzo di emissione delle azioni rispetto al loro valore nominale;
  • i costi relativi a operazioni sul capitale, vale a dire tutti i costi connessi all’acquisizione o all’emissione di nuove azioni, ivi inclusi i costi originati dalle procedure di quotazione sui mercati regolamentati, sostenuti dalla Capogruppo nell’esercizio in corso.

Le Riserve di rivalutazione, che includono:

  • le Riserve per rivalutazioni previste da leggi speciali;
  • gli Utili e le Perdite derivanti da variazioni di fair value relativi alle attività finanziarie disponibili per la vendita iscritte in bilancio, a eccezione delle perdite per riduzione durevole di valore e degli utili e perdite su cambi. Le Riserve di rivalutazione, costituite a seguito della valutazione a fair value, sono indisponibili, a norma dell’articolo 6, commi 1 e 4 del d.lgs. 38/2005;
  • le variazioni del valore contabile delle partecipazioni in società collegate derivanti da variazioni nel Patrimonio netto della collegata. La Riserva di rivalutazione costituita a seguito di questa variazione è indisponibile, a norma dell’articolo 6, commi 1 e 4 del d.lgs. 38/2005. Tale Riserva è altresì mantenuta separata dalla Riserva indisponile, rilevata e indicata tra le Riserve altre, costituita dagli utili di esercizio iscritti a Conto economico in misura corrispondente alle plusvalenze, al netto del relativo onere fiscale, derivanti dalla quota parte di utile della partecipata.

Le Riserve di copertura e di traduzione, che includono:

  • la Riserva di traduzione, che accoglie le differenze cambio originate dalla conversione in valuta funzionale degli elementi monetari e non monetari delle società controllate estere, incluse nel Bilancio consolidato, che presentano un bilancio d’esercizio in una valuta diversa da quella funzionale;
  • la Riserva di copertura di flussi finanziari, relativa alla parte dell’utile o della perdita sugli strumenti di copertura di flussi finanziari che è determinata essere una copertura efficace. Le Riserve di copertura, costituite a seguito delle variazioni di fair value di strumenti finanziari di copertura di flussi finanziari, sono indisponibili, a norma dell’articolo 6, commi 1 e 4 del d.lgs. 38/2005.

Le Riserve altre, che includono:

  • la Riserva legale, vale a dire la riserva obbligatoria ai sensi dell’articolo 2430 del codice civile che stabilisce che deve essere accantonata almeno la ventesima parte degli utili netti annuali fino al raggiungimento del quinto del capitale sociale. Fino a tale limite la Riserva è indisponibile;
  • la Riserva contributi in conto capitale, per contributi destinati a integrare il Patrimonio netto. Tali contributi sono stati corrisposti sino all’esercizio 1987, come disposto dall’articolo 8 della legge 416/1981, e sono in sospensione d’imposta;
  • la Riserva avanzo di fusione. È una posta di rettifica del Patrimonio netto per l’incorporazione di società avvenuta in precedenti esercizi;
  • la Riserva da fair value/stock granting. È una posta di rettifica del Patrimonio netto relativa agli strumenti rappresentativi di capitale assegnati per operazioni con pagamento basato su azioni, vale a dire la contropartita del costo rilevato a Conto economico per gli strumenti rappresentativi di capitale assegnati a dipendenti. Le azioni, le opzioni su azioni e gli altri strumenti di capitale assegnati ai dipendenti, come parte del loro pacchetto retributivo, sono valutati al fair value degli strumenti rappresentativi di capitale assegnati calcolato alla data di assegnazione. Nel periodo di tempo intercorrente tra la data di assegnazione, vale a dire la data in cui sorge il diritto a percepire le azioni, le opzioni su azioni e gli strumenti rappresentativi di capitale una volta soddisfatte determinate condizioni e la data di maturazione, vale a dire la data in cui le condizioni previste alla data di assegnazione sono effettivamente maturate, non viene apportata alcuna modifica al fair value determinato alla data di assegnazione. Le condizioni di maturazione diverse dalle condizioni di mercato non sono considerate nella stima del fair value determinato alla data di assegnazione.
    Tali condizioni di maturazione sono invece considerate per rettificare il numero di strumenti rappresentativi di capitale determinato alla data di assegnazione, in modo tale che l’importo rilevato risulti basato sul numero di strumenti rappresentativi di capitale definitivamente maturati;
  • la Riserva Tfr adeguamento Ias, per la rilevazione degli utili e delle perdite attuariali relative al Tfr. Tale voce rappresenta le variazioni che il valore attuale dell’obbligazione subisce a seguito di una evoluzione effettiva del programma, diversa da quella prevista nelle valutazioni attuariali effettuate. È stato adottato il criterio di rilevare gli utili e le perdite attuariali nell’esercizio in cui si verificano, al di fuori del Conto economico, per tutti i Fondi Tfr e per tutte le perdite e gli utili attuariali;
  • la Riserva apertura Ias, costituita dalle rettifiche derivanti dalla transizione agli Ias/Ifrs, relativamente al valore delle “azioni proprie”. Tale Riserva trova contropartita per pari valore nella voce Riserva indisponibile per acquisto azioni proprie. Le altre rettifiche relative alla transizione Ias/Ifrs sono state successivamente riclassificate nella voce Utili portati a nuovo;
  • la Riserva statutaria e le altre Riserve facoltative previste dallo statuto o deliberate dall’assemblea ordinaria;
  • la Riserva indisponibile costituita dagli utili di esercizio iscritti a Conto economico in misura corrispondente alle plusvalenze, al netto del relativo onere fiscale, che discendono dall’applicazione del criterio del fair value o del patrimonio netto e che non siano riferibili alle attività e passività finanziarie al fair value rilevato a Conto economico o agli strumenti finanziari di copertura, ai sensi dell’articolo 6, commi 1 e 2, del d.lgs. 38/2005.

Gli Utili portati a nuovo, vale a dire i risultati economici di esercizi precedenti che non siano stati distribuiti o accantonati ad altre riserve. In questa voce sono stati, altresì, riclassificati tutti i valori relativi alla Riserva apertura Ias, a esclusione dei valori relativi alle “azioni proprie”. Questa voce comprende anche il corrispettivo derivante dall’esercizio dell’opzione Greenshoe, concessa ai coordinatori dell’Offerta pubblica globale di sottoscrizione durante il processo di quotazione per l’acquisto di azioni proprie speciali al prezzo dell’offerta. L’Utile (Perdita) dell’esercizio, vale a dire il risultato economico del periodo, così come risulta dalla corrispondente voce del Conto economico consolidato. Il Patrimonio netto di terzi, vale a dire:

  • la quota di pertinenza di terzi al valore dell’utile dell’esercizio delle controllate consolidate, separatamente identificata;
  • la quota del capitale e delle riserve di pertinenza di terzi nelle controllate consolidate, costituite dal valore delle interessenze di terzi alla data dell’acquisto della partecipazione e dalla quota di pertinenza di terzi delle variazioni nel Patrimonio netto dalla data di acquisizione.
Passività non correnti
Passività finanziarie non correnti

In questa categoria sono compresi essenzialmente i debiti verso banche per finanziamenti a medio/lungo termine. I debiti verso banche esprimono l’effettivo debito per capitale, interessi e oneri accessori maturati ed esigibili alla data di bilancio, anche nel caso in cui questi ultimi siano addebitati successivamente a tale data. La valutazione iniziale delle passività finanziarie non correnti è effettuata al fair value alla data di negoziazione, al netto dei costi di transazione che sono direttamente attribuibili all’acquisizione. Dopo la rilevazione iniziale, le passività finanziarie non correnti sono valutate al costo ammortizzato, utilizzando il criterio dell’interesse effettivo.

Benefici ai dipendenti

In questa posta di Bilancio è classificato il debito per trattamento di fine rapporto di lavoro di tutte le categorie contrattuali di dipendenti maturato al 31 dicembre 2006. In seguito alle modifiche apportate alla disciplina del Trattamento di fine rapporto (Tfr) dalla legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge Finanziaria 2007) e successivi decreti di attuazione e regolamenti (Riforma previdenziale) emanati nel corso del 2007, il Gruppo ha adottato il seguente trattamento contabile:

  • il Tfr maturato al 31 dicembre 2006 è considerato un piano a benefici definiti secondo lo Ias 19, coerentemente alla rilevazione e classificazione operata negli esercizi precedenti. I benefici garantiti ai dipendenti, sotto forma di Tfr, erogati in coincidenza della cessazione del rapporto di lavoro, sono rilevati nel periodo di maturazione del diritto;
  • la passività relativa è determinata sulla base di ipotesi attuariali e dell’effettivo debito maturato e non liquidato alla data di chiusura del periodo di riferimento, applicando i criteri previsti dallo Ias 19 per i piani a benefici definiti, in base ai quali il Gruppo mantiene a proprio carico il rischio attuariale e il rischio di investimento;
  • il processo di attualizzazione, fondato su ipotesi demografiche e finanziarie, è realizzato applicando la metodologia dei benefici maturati mediante il Projected Unit Credit Method affidato ad attuari professionisti. Tale metodologia si sostanzia in valutazioni che esprimono il valore attuale medio delle obbligazioni pensionistiche maturate in base al servizio che il lavoratore ha prestato fino all’epoca in cui la valutazione stessa è realizzata, considerando variabili demografiche, quali la rotazione e la mortalità dei dipendenti, e variabili finanziarie, quali il tasso di sconto. In considerazione delle novità introdotte dalla riforma, la componente legata agli incrementi salariali futuri attesi è stata esclusa dal calcolo di attualizzazione a partire dal 1° gennaio 2007;
  • gli utili e le perdite attuariali sono rilevati a Patrimonio netto. Il Gruppo ha adottato il metodo del Sorie e, pertanto, gli utili e le perdite attuariali non sono rilevati a Conto economico, ma iscritti nella Riserva adeguamento Tfr classificata negli Utili portati a nuovo, come indicato nella sezione Patrimonio netto.

Per il Trattamento di fine rapporto maturato dal 1° gennaio 2007 si rimanda alla voce Altri debiti della sezione Passività correnti.

Passività per imposte differite

Le passività fiscali per imposte differite sono quote delle imposte sul reddito dovute negli esercizi futuri relative alle differenze temporanee imponibili. Le differenze temporanee imponibili sono differenze tra il valore contabile di un’attività o di una passività iscritta nello Stato patrimoniale e il suo valore riconosciuto ai fini fiscali che, nella determinazione del reddito imponibile di esercizi futuri, si tradurranno in importi imponibili quando il valore contabile dell’attività o della passività sarà realizzato o estinto. Passività fiscali differite sono rilevate per tutte le differenze temporanee imponibili a eccezione dei casi in cui tale passività derivi:

  • dalla rilevazione iniziale dell’avviamento, o
  • dalla rilevazione iniziale di un’attività o di una passività in un’operazione che non sia un’aggregazione di imprese e che non influisca né sul risultato contabile né sul risultato fiscale, alla data dell’operazione.

Sono, altresì, rilevate passività fiscali differite per le differenze temporanee imponibili derivanti da partecipazioni in società collegate, tranne nel caso in cui si verifichi contemporaneamente sia la condizione per cui la Capogruppo è in grado di controllare i tempi di annullamento delle differenze temporanee imponibili, sia la condizione per cui è probabile che nel prevedibile futuro le differenze temporanee si annulleranno. Le passività fiscali differite sono valutate con le aliquote fiscali che si prevede saranno applicabili nell’esercizio nel quale si ipotizza sarà estinta la passività fiscale, sulla base delle aliquote fiscali stabilite da provvedimenti in vigore alla data di riferimento di bilancio. Le passività fiscali differite non sono attualizzate. La rilevazione delle imposte per passività fiscali differite è effettuata a Conto economico, a meno che l’imposta derivi da un’operazione o un fatto rilevato direttamente nel Patrimonio netto o da un’aggregazione aziendale. Le imposte per passività fiscali differite relative a partite accreditate o addebitate direttamente a Patrimonio netto sono anch’esse accreditate o addebitate direttamente a Patrimonio netto. Il Fondo per imposte differite è compensato con il credito per imposte anticipate, solo nel caso in cui le due poste di bilancio si riferiscano alla stessa imposta e allo stesso periodo.

Fondi rischi e oneri

In questa categoria sono classificati gli accantonamenti ai fondi per rischi e oneri. Tali accantonamenti sono costituiti per far fronte a passività con scadenza o ammontare incerti, originate da obbligazioni legali o implicite, esistenti alla data di riferimento di bilancio quale risultato di un evento passato. Tali obbligazioni, sorte per disposizioni contrattuali, normative o legali, consolidati modelli di prassi aziendale o pubbliche assunzioni di responsabilità, comportano che l’impresa non abbia alcuna realistica alternativa all’adempimento. La rilevazione contabile è effettuata per le obbligazioni attuali, originate da un evento passato, il cui adempimento è probabile renda necessario l’impiego di risorse economico-finanziarie e il cui ammontare è attendibilmente stimabile.
Gli accantonamenti sono valutati al valore che rappresenta la migliore stima dell’ammontare richiesto per estinguere l’obbligazione o per trasferirla a terzi alla data di riferimento di bilancio. Qualora l’effetto dell’attualizzazione del denaro sia un aspetto rilevante in conseguenza della previsione temporale dell’adempimento dell’obbligazione, l’importo dell’accantonamento è pari al valore attuale delle spese che si suppone saranno necessarie per l’estinzione dell’obbligazione. La componente finanziaria degli accantonamenti attualizzati è rilevata a Conto economico fra gli oneri finanziari. Le quote correnti dei Fondi rischi e oneri sono riclassificate nella voce Quote a breve termine dei Fondi rischi e oneri della sezione Passività correnti.

Passività potenziali

Le passività potenziali sono obbligazioni derivanti da eventi passati:

  • la cui esistenza sarà confermata da eventi futuri, o
  • per l’estinzione delle quali non è probabile sarà necessario l’utilizzo di risorse economico-finanziarie, o
  • l’importo delle quali non può essere stimato con sufficiente attendibilità.

Le passività potenziali non sono rilevate contabilmente, ma, se esistenti, ne viene evidenziata nelle Note illustrative la loro natura e, dove possibile, una stima dei loro effetti finanziari, nonché l’indicazione dell’incertezza relativa all’ammontare e al momento in cui è probabile si possa verificare.

Debiti per locazioni finanziarie – scadenti oltre un anno

In questa categoria sono classificati i debiti per attività materiali e immateriali acquisite in locazione finanziaria. La rilevazione iniziale di tali debiti e la valutazione successiva alla rilevazione iniziale seguono il trattamento illustrato in materia di locazione finanziaria nella voce Immobili, impianti e macchinari della sezione Attività non correnti. Le quote correnti dei debiti per locazioni finanziarie sono riclassificate nella voce Debiti per locazioni finanziarie – scadenti entro un anno della sezione Passività correnti.

Altre passività non correnti

In questa categoria vengono classificati i depositi cauzionali passivi. La valutazione iniziale dei depositi cauzionali è effettuata al fair value alla data di negoziazione, al netto dei costi di transazione direttamente attribuibili.

Passività correnti
Scoperti e finanziamenti bancari

Sono qui classificati i conti correnti bancari che presentano un saldo passivo nonché le quote correnti dei debiti verso banche per finanziamenti a medio/lungo termine, la cui data di regolamento attesa è prevista entro dodici mesi dalla data di riferimento di bilancio.

Altre passività finanziarie correnti

In questa categoria confluiscono:

  • i debiti finanziari a breve termine;
  • i ratei passivi per oneri finanziari.

La valutazione iniziale dei debiti finanziari a breve termine è effettuata al fair value alla data di negoziazione, ossia al valore del corrispettivo spettante, al netto dei costi di transazione direttamente attribuibili. Dopo la rilevazione iniziale tali debiti finanziari, essendo sprovvisti di un tasso di interesse di attualizzazione prestabilito, sono valutati al loro valore originale. La rilevazione dei ratei passivi per oneri finanziari è effettuata applicando il metodo illustrato per gli altri ratei nella voce Altre passività correnti della sezione Passività correnti.

Debiti commerciali

Nella categoria dei debiti commerciali confluiscono i debiti verso fornitori, le passività da pagare per beni e servizi ricevuti e fatturati, gli anticipi ricevuti da clienti per forniture di beni o servizi non ancora effettuate e i risconti passivi relativi ai ricavi dei prodotti venduti in abbonamento. I debiti verso fornitori e gli anticipi da clienti sono rilevati al fair value alla data di negoziazione, ossia al valore del corrispettivo formalmente concordato con la controparte, al netto degli sconti commerciali e rettificati per resi o altre modifiche afferenti alla fatturazione. I risconti passivi relativi ai ricavi dei prodotti venduti in abbonamento sono rilevati applicando il metodo illustrato per gli altri risconti passivi nella voce Altre passività correnti della sezione Passività correnti. Quando il pagamento dei debiti commerciali è differito e l’operazione costituisce di fatto un’operazione finanziaria, dopo la rilevazione iniziale la valutazione è effettuata al costo ammortizzato, utilizzando un tasso di interesse figurativo.

Quote a breve termine dei Fondi rischi e oneri

Sono qui classificate le quote correnti della voce Fondi rischi e oneri della sezione Passività non correnti, la cui data di regolamento attesa è prevista entro dodici mesi dalla data di riferimento di bilancio.

Altre passività correnti

Nelle altre passività correnti sono classificati i ratei passivi, diversi da quelli relativi a oneri finanziari, classificati nella voce Altre passività finanziarie correnti della sezione Passività correnti, e i risconti passivi, diversi da quelli relativi ai ricavi dei prodotti venduti in abbonamento, classificati nella voce Debiti commerciali della sezione Passività correnti. Come già illustrato per i ratei e i risconti attivi, anche i ratei e risconti passivi ineriscono a quote di costi o di proventi comuni a due o più esercizi. In particolare, i ratei passivi misurano quote di costi la cui integrale liquidazione avverrà in un successivo esercizio, ma di competenza, per la parte da essi misurata, dell’esercizio a cui si riferisce il bilancio. I risconti passivi esprimono quote di proventi rilevati integralmente nell’esercizio in corso, o in precedenti esercizi, e rappresentano la quota parte rinviata a uno o più esercizi successivi. I risconti passivi comprendono quelli relativi ai contributi in conto capitale ottenuti per investimenti in attività materiali e immateriali, rilevati secondo il trattamento illustrato in materia di contributi in conto capitale nella voce Immobili, impianti e macchinari della sezione Attività non correnti.

Passività per imposte correnti

In questa categoria vengono rilevate le imposte dirette correnti dell’esercizio e di quelli precedenti, nella misura in cui non siano state già pagate. L’importo esposto in Bilancio è al netto di acconti per imposte già versati, ritenute d’acconto e crediti d’imposta, tranne nel caso in cui ne sia stato richiesto il rimborso. Le imposte dirette correnti sono valutate al valore che si prevede di pagare alle autorità fiscali, applicando le aliquote fiscali e la normativa fiscale vigenti o sostanzialmente emanate alla data di riferimento del bilancio. Le imposte correnti sono rilevate come onere a Conto economico, a eccezione delle imposte che derivano da operazioni o fatti rilevati direttamente nel Patrimonio netto, le quali sono ugualmente addebitate direttamente al Patrimonio netto.

Altri debiti

Nella categoria degli altri debiti confluiscono:

  • i debiti verso istituti di previdenza, relativi ai contributi sociali e previdenziali;
  • i debiti tributari diversi dalle imposte dirette classificate nella voce Passività per imposte correnti della sezione Passività correnti, quali i debiti per imposte dovute in base a dichiarazioni, per accertamenti o contenziosi definiti, per ritenute operate come sostituto d’imposta e per i tributi di qualsiasi tipo iscritti a ruolo. L’importo esposto in Bilancio è al netto di acconti per imposte già versati, ritenute d’acconto e crediti d’imposta, tranne nel caso in cui ne sia stato richiesto il rimborso;
  • i debiti verso dipendenti per retribuzioni, per note spese da liquidare, per ferie maturate e per mensilità aggiuntive;
  • i debiti per dividendi nei confronti dei soci;
  • gli altri debiti non classificabili nelle altre voci delle Passività correnti.

A partire dal Bilancio relativo all’esercizio avente inizio il 1° gennaio 2007, in questa categoria sono altresì compresi:

  • i debiti verso i Fondi di previdenza complementare, relativi alle quote di Trattamento di fine rapporto dei dipendenti maturate e non ancora versate;
  • i debiti verso il Fondo di Tesoreria istituito presso l’Inps, relativi alle quote di Trattamento di fine rapporto dei dipendenti maturate e non ancora versate.

In virtù della Riforma previdenziale già menzionata nella voce Benefici ai dipendenti, le quote di Trattamento di fine rapporto maturate a partire dal 1° gennaio 2007 sono state, a scelta del dipendente:

  • destinate a forme di previdenza complementare;
  • mantenute in azienda, la quale ha provveduto a trasferire le quote del Trattamento di fine rapporto al Fondo di Tesoreria istituito presso l’Inps.

Sia le quote di Trattamento di fine rapporto, destinate dal 1° gennaio 2007 alla previdenza complementare, sia le quote di Trattamento di fine rapporto, destinate dalla stessa data al Fondo di Tesoreria istituito presso l’Inps, sono rilevati come benefici successivi al rapporto di lavoro classificati tra i piani a contribuzione definita. In conformità allo Ias 19, i contributi da versare a un piano a contribuzione definita sono contabilizzati per competenza come debiti verso i Fondi di previdenza complementare e/o verso il Fondo di Tesoreria istituito presso l’Inps, a fronte delle prestazioni di lavoro effettuate dai dipendenti. In particolare, il debito per le quote da versare al Fondo di Tesoreria istituito presso l’Inps non include l’onere della rivalutazione, che ricade in capo all’Inps. La valutazione iniziale degli altri debiti è effettuata al fair value alla data di negoziazione, ossia al valore del corrispettivo concordato con la controparte, al netto dei costi di transazione direttamente attribuibili. Gli altri debiti, proprio in ragione della loro natura e durata, sono sprovvisti di un tasso di interesse di attualizzazione prestabilito. In conformità a quanto stabilito dallo Ias 39, dopo la rilevazione iniziale tali debiti sono valutati al loro valore originale, in considerazione dell’irrilevanza dell’effetto dell’attualizzazione.

Debiti per locazioni finanziarie – scadenti entro un anno

Sono qui classificate le quote correnti della voce Debiti per locazioni finanziarie della sezione Passività non correnti, la cui data di regolamento attesa è prevista entro dodici mesi dalla data di riferimento di bilancio.

Effetti delle variazioni dei cambi delle valute estere
A ogni data di riferimento di bilancio, tutti gli elementi monetari in valuta estera, vale a dire tutte le attività e passività che saranno incassate o pagate in un numero di unità di valuta fisso o determinabile, sono convertiti al tasso di cambio a pronti alla data di chiusura dell’esercizio. Le differenze di cambio, derivanti dalla conversione di elementi monetari a un tasso diverso da quello utilizzato al momento della rilevazione iniziale durante l’esercizio o in bilanci precedenti, sono rilevate nel Conto economico dell’esercizio in cui hanno origine, a eccezione delle differenze di cambio derivanti da un elemento monetario che fa parte di una partecipazione in una società collegata estera. Le differenze di cambio derivanti da un elemento monetario che fa parte di una partecipazione in una società collegata estera sono, infatti, rilevate in una Riserva di Patrimonio netto fino alla cessione della partecipazione.
L’importo complessivo delle differenze di cambio sospese nell’apposita Riserva di Patrimonio netto è rilevato nel Conto economico al momento della rilevazione dell’utile o della perdita relativa alla cessione.
A ogni data di riferimento di bilancio, tutti gli elementi non monetari valutati al costo storico in una valuta estera sono convertiti al tasso di cambio alla data dell’operazione. Tutti gli elementi non monetari valutati al fair value in una valuta estera sono convertiti al tasso di cambio alla data di determinazione del fair value. Quando il valore contabile di un elemento non monetario espresso in valuta estera è determinato, in accordo con i principi contabili internazionali applicabili, dal confronto di due o più importi, il tasso di cambio applicato agli importi utilizzati per il confronto con il valore contabile originario è quello del momento in cui viene effettuato tale confronto. Questo implica che, se in applicazione dei principi contabili internazionali di riferimento il valore contabile da iscrivere è quello di uno degli importi posti a confronto, le eventuali differenze di cambio emergenti sono rilevate a Conto economico, come previsto per gli elementi monetari. Qualora sia stata istituita una designata relazione di copertura di fair value tra uno strumento di copertura e un elemento coperto in valuta, si applica il trattamento previsto per gli strumenti di copertura indicato nella voce Altre attività finanziarie correnti della sezione Attività correnti.
Ricavi
I ricavi dalla vendita di merci sono rilevati in Conto economico quando:
  • sono stati trasferiti all’acquirente i rischi significativi e i benefici connessi alla proprietà dei beni;
  • il valore dei ricavi può essere determinato attendibilmente;
  • è cessato qualsiasi controllo effettivo sulla merce venduta;
  • è probabile che saranno fruiti i benefici economici derivanti dall’operazione;
  • i costi relativi all’operazione sono attendibilmente determinati.

I ricavi da prestazioni di servizi sono rilevati in Conto economico, con riferimento alla stadio di completamento dell’operazione alla data di riferimento di bilancio, quando:

  • l’ammontare dei ricavi può essere attendibilmente valutato;
  • è probabile che saranno fruiti i benefici economici derivanti dall’operazione;
  • lo stadio di completamento dell’operazione può essere attendibilmente misurato;
  • i costi sostenuti e da sostenere possono essere attendibilmente calcolati.

In particolare:

  • i ricavi per cessione di beni si considerano conseguiti al momento del passaggio di proprietà, convenzionalmente coincidente con la spedizione sia per giornali quotidiani e periodici venduti singolarmente, sia per pubblicazioni librarie vendute in conto assoluto. I ricavi sono rilevati al netto dei resi ragionevolmente stimati;
  • i ricavi per la vendita di quotidiani e periodici in abbonamento sono contabilizzati lungo la durata dell’abbonamento;
  • i ricavi per la vendita di spazi pubblicitari sono contabilizzati in base alla data di pubblicazione dell’inserto o comunicato pubblicitario;
  • i ricavi per la vendita dei servizi a durata contrattuale, quali servizi telematici, master, abbonamenti a banche dati, sono contabilizzati lungo la durata del contratto.

I ricavi e i costi relativi alla stessa operazione o a un altro fatto sono rilevati simultaneamente, applicando il principio di corrispondenza tra costi e ricavi. Quando le componenti di ricavo sono significative, la loro natura e l’importo sono indicati distintamente.

Costi
I costi sono rilevati in Conto economico quando ha luogo un decremento dei benefici economici futuri comportante un decremento di attività o un incremento di passività che può essere valutato attendibilmente. In particolare, un costo è immediatamente rilevato in Conto economico quando e nella misura in cui:
  • una spesa non produce alcun beneficio economico futuro;
  • i benefici economici futuri non si qualificano, o cessano di qualificarsi, per la rilevazione nello Stato patrimoniale come attività;
  • una passività è sostenuta senza la rilevazione di un’attività.

Quando le componenti di costo sono significative, la loro natura e l’importo sono indicati distintamente.

Dividendi
I dividendi distribuiti sono rilevati nell’esercizio in cui viene deliberata la distribuzione. L’assegnazione di dividendi deliberata dopo la data di riferimento di bilancio non è rilevata come passività. Se tale assegnazione viene dichiarata dopo la data di riferimento di bilancio ma prima che il bilancio sia autorizzato alla pubblicazione, i dividendi sono esposti nelle Note illustrative.
Utile per azione
L’utile base per azione è stato calcolato dividendo il risultato economico attribuibile ai possessori di azioni ordinarie e speciali della Capogruppo per la media ponderata delle azioni in circolazione durante l’esercizio. L’utile diluito per azione è stato calcolato rettificando, in modo da tener conto degli effetti di tutte le potenziali azioni con effetti diluitivi, sia l’utile attribuibile ai possessori di azioni ordinarie e speciali della Capogruppo sia la media ponderata delle azioni ordinarie e speciali in circolazione durante l’esercizio. Gli effetti diluitivi delle potenziali azioni ordinarie e speciali sono quelli che producono una riduzione dell’utile per azione in conseguenza:
  • della conversione in azioni ordinarie e speciali di strumenti convertibili;
  • dell’esercizio di opzioni o warrant su azioni ordinarie;
  • dell’emissione di nuove azioni ordinarie al verificarsi di determinate condizioni.
Garanzie
Il valore contabile delle attività finanziarie date in garanzia a fronte di passività o di passività potenziali e le relative clausole e condizioni di utilizzo sono separatamente indicate nelle Note illustrative. Se le attività finanziarie date in garanzia possono, per contratto o per consuetudine, essere vendute o nuovamente impegnate, il loro valore contabile è stato riclassificato nello Stato patrimoniale, separatamente dalle altre attività. Per le garanzie ricevute che sia consentito vendere o impegnare nuovamente, sono stati separatamente indicati il fair value e le clausole e condizioni associate al loro utilizzo. Se le attività finanziarie ricevute in garanzia sono state vendute, è stato rilevato un valore pari al corrispettivo di vendita e una passività misurata al fair value per l’obbligazione a restituire la garanzia. Il fair value di tali operazioni, così come il fair value delle garanzie ricevute e nuovamente impegnate, è illustrato nelle Note illustrative.
Operazioni di copertura
Per ogni tipo di copertura, nelle Note illustrative sono state separatamente indicate:
  • la descrizione dell’operazione;
  • la descrizione degli strumenti finanziari designati come strumenti di copertura e i loro fair values alla data di riferimento di bilancio;
  • la natura dei rischi coperti.

Per le coperture di flussi finanziari e per quelle di fair value sono altresì state fornite le informazioni dettagliate nelle Note illustrative.

Fair value degli strumenti finanziari
Per ogni classe di attività e passività finanziarie, sia per quelle rilevate in Bilancio al loro fair value sia per quelle rilevate in Bilancio secondo uno degli altri metodi di valutazione successiva alla rilevazione iniziale indicati dallo Ias 39, nelle Note illustrative è stato distintamente indicato il fair value, i metodi di riferimento e le tecniche di valutazione utilizzate. Tale informativa, fornita in modo da rendere possibile il confronto tra fair value e valore contabile indicato in Bilancio, è sempre necessaria a eccezione dei seguenti casi:
  • quando il valore contabile è un’approssimazione ragionevole del fair value;
  • per gli investimenti in strumenti rappresentativi di capitale che non hanno un prezzo di mercato quotato in un mercato attivo.

Le classi di attività e passività finanziarie sono state raggruppate in modo pertinente alla natura delle informazioni integrative esposte. Sono state fornite informazioni sufficienti per permettere la riconciliazione con le poste di classificazione utilizzate nello Stato patrimoniale.